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RADICALI LIBERI PATOLOGIA DA STRESS OSSIDATIVO E ANTIOSSIDANTI
Casa Editrice:SEU
Autori :
Volume:U
Anno Edizione:2011
Numero Edizione:I
ISBN:9788865150481
Categoria:CHIMICA GENERALE
Giorni per la spedizione: immediata
Numero Pagine:218
Rilegatura:Brossura
Formato:18X25
Prezzo Copertina: 32.00


Sconto 5%
Prezzo Sito 30.40
 
Descrizione
Vorrei, in questa breve nota prefativa, innanzi tutto ringraziare quelli che mi hanno dato sostegno in questa mia lunga avventura scientifica, durata quasi una vita, e mi hanno aiutato in questo lungo e tormentato cammino con le idee e con il lavoro: quindi in primo luogo il mio ringraziamento va al Prof. Mario Umberto Dianzani, che fu il mio direttore nei primi anni ’60 quando io era giovane assistente. Egli infatti intuì subito la potenziale importanza delle ricerche che avevo già iniziato su quello che successivamente si sarebbe chiamato “stress ossidativo”, ma che agli inizi si chiamò “perossidazione lipidica”, perché questa in realtà era l’unica reazione che si riusciva in qualche modo a rivelare. Oggi si sa bene che questa è solo una delle risposte allo sbilanciamento verso le ossidazioni dell’equilibrio redox, ma che tutte le macromolecole dell’organismo vengono interessate. Voglio anche ricordare qui il Prof. Trevor Slater che fu il Direttore Scientifico della National Foundation for Cancer Research, USA, dalla quale ho avuto sostegno finanziario sostanziale per queste ricerche. Voglio anche ricordare il Prof. Richard O. Recknagel, col quale non ho mai in realtà lavorato ma che, venendo a Siena a trovarmi per qualche settimana ogni anno, mi ha dato indubbiamente il sostegno intellettivo e critico non solo per andare avanti di volta in volta in questa avventura, ma anche per rivedere i risultati della ricerca svolta. Voglio anche ricordare qui il Prof. Nicholas Di Luzio, che mi invitò a lavorare con lui negli USA nel 1966 sul tema che era quello della patogenesi delle lesioni epatiche da alcool etilico e che era un forte sostenitore dell’idea che dal metabolismo dell’etanolo dovevano venir fuori in qualche modo radicali liberi, che avrebbero innescato il quadro patologico. Immagino quanto sarebbe stato soddisfatto ora, ma anche vari anni fa, nel constatare, se non fosse stato portato via da una fine prematura, che la sua previsione era esatta, come ormai accettato universalmente. Voglio infine ricordare il mai tanto compianto amico Hermann Esterbauer, col quale ho lavorato negli anni (fra il ’79 e l’80) della individuazione del 4-idrossi-nonenale come molecola modello dello stress ossidativo. Infine voglio fare menzione del Prof. Enrico Puccinelli, Preside della Facoltà di Medicina di Pisa a cui devo molto della mia carriera universitaria ed a cui devo anche preziosi insegnamenti di vita e di saggezza. Ed ora il mio pensiero riconoscente non può che andare ai miei collaboratori che sono stati, in ordine di tempo, C. Saccocci, A. Benedetti, A. Casini, M. Ferrali, R. Fulceri, A. Pompella, E. Maellaro, B. Del Bello, L. Ciccoli, C. Gardi, S. Signorini, B. Arezzini, V. Rossi, L. Leoncini, C. Sgherri, B. Monaco, D. Vecchio. Ad essi, ed in particolare a quelli che mi piace definire del “gruppo storico” (Benedetti, Casini, Ferrali, Fulceri, Pompella) va la mia riconoscenza, perché fu proprio la determinazione di questo gruppo che ci permise di risollevarci dalle difficoltà in cui si era venuto a trovare il vecchio Istituto di Patologia Generale nel trasferimento da Pisa a Siena, e di far sì che l’Istituto in breve fosse in grado di funzionare a pieno ritmo; anzi proprio in quegli anni si ottennero i risultati fra i più importanti, sfociati poi nell’identificazione di prodotti tossici endogeni (particolari aldeidi, i 4-idrossialchenali) che si originano nelle cellule esposte a modelli di tossicità, che furono poi i modelli dello stress ossidativo. Fu proprio in quegli anni che compresi appieno i valori della ricerca scientifica alla quale mi ero dedicato (io ero stato inizialmente uno specialista cardiologo), perché la Medicina, per quanto allettante per i suoi valori etico-morali, se vista solo dal versante applicativo, rimane, a mio avviso, non espressa appieno nelle sue potenzialità attrattive. Io ho trovato nello studio dei meccanismi cellulari e molecolari con cui si attua la vita ed anche la deviazione dalla vita, che è appunto la patologia, il mio motivo di essere. La ricerca dà in effetti la possibilità di creare qualcosa e di qui l’emozione. Io ho fatto il ricercatore per vivere questa emozione perché è solo con essa che ci si può avvicinare alle vette della creatività, è solo con essa che si può avvertire lo stesso fascino, la stessa tensione all’assoluto che è possibile raggiungere con le più pregnanti intuizioni ed ispirazioni liriche o pittoriche o musicali. Anche gli allievi hanno tutti seguito questa linea di tensione, se sono stati con me per decenni inchiodati a questo tavolo verde della ricerca, dove si punta su un’idea che, se poi appare vincente, schiude le porte, come dicevo, dell’emozionalità. Questo io ho fatto in questi cinquant’anni, anche se poi nel curriculum potreste vedere i miei continui spostamenti all’estero soprattutto nelle Americhe e tante altre cose.
Per quanto riguarda il mio lavoro, esso si è basato su modelli, allora da scoprire, di stress ossidativo, quello dell’epatotossicità da tetracloruro (fin dalla pionieristica osservazione che la molecola essendo metabolizzata a radicali liberi stimolava fortemente la reazione di perossidazione lipidica), quello della epatotossicità da alcool etilico e da deplezione di glutatione e infine il modello dell’invecchiamento eritrocitario da rilascio intracellulare di ferro libero e redox attivo.
Negli ultimi anni poi la mia ricerca si è rivolta allo studio dei rapporti fra stress ossidativo e fibrogenesi, dimostrando che gli F2-isoprostani (oggi ben noti prodotti di perossidazione) presentano un marcatissimo effetto stimolatorio sulla proliferazione delle cellule stellate epatiche (la maggior fonte del collagene epatico) e sulla sintesi di collagene da parte delle stesse cellule; e infine che queste cellule attivate presentano i recettori appunto per gli isoprostani.
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