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QUIZ DI VALUTAZIONE DELLA PROFESSIONALITA' OSTETRICA
PER LA FORMAZIONE E I CONCORSI
Casa Editrice:PICCIN
Autori :
Volume:1/2
Anno Edizione:2026
Numero Edizione:I
ISBN:9788829936397
Categoria:CONCORSI
Giorni per la spedizione: immediata
Numero Pagine:1472
Rilegatura:Brossura
Formato:19X29
Prezzo Copertina: 80.00


Sconto 5%
Prezzo Sito 76.00
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Descrizione
Ostetricia delle Ostetriche”: inquadramento disciplinare che, anche attraverso la storica preferenza di genere, richiama inequivocabile alla mente il principio assistenziale del “prendersi cura”.
Accudire il sentirsi psico-organicamente femmina di una persona significa orientare la propria attenzione professionale sugli aspetti che caratterizzano il migliore percorso vitale di una donna, che si proietta dalla pubertà alla vecchiaia, in coerenza con il proprio sviluppo affettivo, attraversando spesso la scelta riproduttiva e l’esperienza genitoriale consapevole, sempre con pieno diritto ad una maturità fisicamente e culturalmente equilibrata e soddisfacente.
Tutti questi aspetti, come appare ovvio, contraddistinguono, nel loro insieme, uno status fisiologico che ambisce offrire, al soggetto assistito, condizioni di salute o, più precisamente, di benessere psico-fisico e sociale.
L’Ostetricia delle Ostetriche – come Scienza riconosciuta dall’Accademia – si occupa dunque del ‘fisiologico femminile’ e l’Ostetrica o l’Ostetrico professionista – esponente della relativa Disciplina – provvederà all’identificazione, al sostegno ed al mantenimento nel tempo della fisiologia genito-riproduttiva della Donna.
Le caratteristiche speculative e professionali sopradescritte – già elaborate ed in gran parte introdotte nei Corsi universitari italiani di Laurea Ostetrica, dal loro esordio negli anni 2000 – devono potersi agevolmente applicare nel mondo del lavoro sanitario presente sul territorio nazionale, perché quest’ultimo riceva dall’Ostetrica/o il meglio delle sue potenzialità disciplinari, con piena soddisfazione delle/ degli operatrici/ori e, soprattutto, delle donne, che, da tempo, sono in attesa di chi – realmente, con atteggiamento dedicato ed approccio efficace – si prenda cura delle loro peculiarità di genere.
Ciò significa che l’Ostetrica/o deve svestirsi di quel ruolo che – purtroppo e soprattutto nel secolo scorso – le/gli è stato affidato dal mondo sanitario, dove per l’assistenza alla donna si richiedeva, sostanzialmente, l’aiutante sul campo del Medico specialista in Ginecologia ed Ostetricia.
Questa figura professionale, solidamente anco- rata all’esperienza storica e cresciuta nell’evidenza scientifica di oggi, ha le carte in regola per propor- re, in responsabile autonomia, il proprio disciplinare approccio alla ‘fisiologia individuale’ della persona.
Con tale obiettivo, la professionalità – di pari passo con la relativa ricerca disciplinare – si sviluppa attra- verso la ‘protezione’ delle diffusissime situazioni di ‘benessere’ della donna, insieme con il ‘riconosci- mento’ e l’‘assistenza’, per i soggetti più sfortunati, del loro ‘malessere’; sapendovi però distinguere, in modo tempestivo, lo stato di ‘transitorietà’ o ‘non-fisiologia’ – nel quale qualsiasi organismo, funzionando, può occasionalmente cadere – da quello di ‘inevitabilità’ e ‘permanenza’ originato dalla presenza di una ‘malattia’.
La prima situazione, infatti, è anche di sua competenza, mentre la seconda appartiene esclusivamente alla competenza medica. Si vorrebbe, dunque, che le Istituzioni Sanitarie accettassero ed impiegassero l’Ostetricia delle Ostetriche quale disciplina oggi in grado di istruire, per il mondo femminile, un approccio socio-clinico-assistenziale, in confidente e complice collaborazione con l’approccio clinico-medico.
Due approcci indispensabili per sostenere, man- tenere e proteggere lo ‘star bene della persona’ e, insieme, per isolare opportunamente tale ambito dal terreno ove il medico applica le sue competenze per affrontare la ‘malattia della persona’.
Un buon – for- se unico – sistema per resistere efficacemente alla deriva medicalizzante non di rado rilevata anche nelle realtà assistenziali ostetrico-ginecologiche. Per ottenere un tale risultato, non basta l’attuale virtuosa evoluzione culturale della disciplina ed il conseguente adeguamento formativo/aggiornativo della figura professionale, ma, da un’attenta osserva- zione delle modalità concorsuali con le quali gli Enti sanitari pubblici e privati assumono il loro personale, risulta indispensabile prendere in considerazione – ed opportunamente modulare - anche i criteri che, in tali circostanze, vengono utilizzati per la selezione. Indipendentemente dalla procedura prescelta (scritti, orali, quiz o prove pratiche), i quesiti che si somministrano, in area formativa e soprattutto concorsuale, vengono elaborati prevalentemente in base alle esigenze locali da soddisfare o al sapere personale degli esaminatori che in grande maggioranza, nelle procedure d’assunzione, appartengono a discipline mediche.
Ciò significa che la selezione difficilmente metterà in evidenza la vera professionalità ostetrica, privilegiando un suo impiego strumentale - a discapito dei valori, dei saperi e delle capacità disciplinari - ed aprendo inevitabilmente la strada all’appiattimento dell’essere professionale ed all’annullamento della sua crescita.
Per antagonizzare tale deriva e favorire la diffusione di un vero approccio socio-clinico-assistenziale di genere, sarebbe auspicabile, in primo luogo, mettere a disposizione degli organismi concorsuali metodi ed indirizzi valutativi che facilitino l’identificazione - nei quattro aspetti di qualità formativa: sapere, fare, essere e crescere – del livello di professionalità che la/il candidata/o è in grado di esprimere.
In secondo luogo, sarebbe necessario offrire alle/ ai suddette/i candidate/i, un supporto adeguato affinché rivivano i valori disciplinari che le/i hanno formate/i – e che probabilmente le/i hanno anche spinte/i ad abbracciare la loro professione – come valori ai quali riferirsi sempre, sia nell’esercitare il proprio lavoro – qualsiasi possa essere – che nel dimostrare ad altri – superiori, colleghe/i o sottoposte/i – quanto bene lo sappiano fare.
Come è ovvio, l’analisi qui suggerita si adatta perfettamente alle criticità insite nella valutazione che utilizza ‘domande chiuse a più risposte pre-confezionate’.
Perciò, con questo testo, abbiamo deciso di af- frontare tale metodo, ponendo in evidenza le zone d’ombra che inevitabilmente possiede, nell’ambizio- so tentativo di trasformarlo in uno strumento in grado di porre nella giusta luce capacità ed essenza della professionalità che vuole indagare.
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